Codice-deontologico

CODICE ETICO E DI CONDOTTA DEONTOLOGICA E.N.P.A.C.O.

IL PRESENTE CODICE DI CONDOTTA STABILISCE, PER I SOLI FINI INTERNI, 

I CRITERI DI ETICA PROFESSIONALE, DI QUALITÀ OLISTICA  E DI ATTESTAZIONE DEI  SOCI

DELL’ ASSOCIAZIONE E.N.P.A.C.O. AI SENSI DELLA L. 4/2013

 

PREMESSA

Il codice etico e di condotta, di seguito “Codice”, contiene norme mirate a qualificare l’attività e la condotta   dei soci aderenti alla E.N.P.A.C.O. (di seguito “soggetti” o, al singolare “soggetto”), secondo i principi della correttezza, trasparenza e della buona fede ed in linea con quanto richiesto dalla Legge n. 4/2013 all’art. 2 comma 1.  

Il Codice disciplina le norme di comportamento fra i soci, con i colleghi, con altre figure professionali similari, con il cliente e nei riguardi di EN.P.A.C.O.

In particolare, iI Codice Deontologico, come previsto dall’art.  5 comma 12 dello Statuto, ha lo scopo di precisare l’etica professionale e le norme a cui i soci ordinari professionisti devono attenersi nell’esercizio della propria professione.

Oltre ad essere uno strumento di tutela e di trasparenza dell’Associazione Professionale E.N.P.A.C.O., il presente Codice rappresenta al tempo stesso un insieme di indicatori di autoregolamentazione, di identificazione e di appartenenza, per ciascun socio.

Il consumatore/utente, come stabilito dall’art. 5 comma 5 dello Statuto e dall’ art. 34 del Regolamento interno E.N.P.A.C.O., può rivolgersi allo Sportello per il Cittadino Consumatore istituito dalla E.N.P.A.C.O., come da Legge 14 gennaio 2013, n.4,  per ottenere informazioni relative all’attività professionale in generale, ai requisiti ed agli standard qualitativi che gli iscritti alla Associazione devono possedere e/o posseggono.

Parimenti, il consumatore/utente, in caso di inosservanze, difficoltà o controversie, può richiedere consigli e/o tutela al medesimo Sportello per il Cittadino.

Il riferimento e la modalità di contatto dello Sportello del Cittadino Consumatore sono indicati sul sito dell’Associazione www.enpaco.org

Il Consiglio Direttivo insieme alla Commissione Nazionale di Etica e Qualità Olistica si impegna alla divulgazione del presente codice presso i soci, le loro sedi professionali e sul sito di E.N.P.A.C.O., in base all’art. 6 del medesimo Codice;

TITOLO I – PRINCIPI GENERALI

ART. 1 – ACCETTAZIONE

Colui che richiede l’ammissione a E.N.P.A.C.O. in qualità di socio, si impegna ad accettare e a rispettare lo Statuto dell’Associazione, il Regolamento Interno, nonché le norme riportate nel presente Codice Deontologico. Le regole del presente Codice deontologico sono vincolanti per tutti i soci E.N.P.A.C.O. Il socio è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare ivi prevista. L’inosservanza delle regole stabilite e comunque ogni azione contraria al decoro, alla dignità ed al corretto esercizio della professione, dà adito  a sanzioni disciplinari fino alla possibile espulsione dall’ Associazione, secondo quanto previsto dallo Statuto, dal Regolamento Interno e dal Codice Etico e Deontologico E.N.P.A.C.O. I soci ordinari Professional, Trainer e Supervisor E.N.P.A.C.O. si impegnano a conservare una copia del Codice Etico e Deontologico di E.N.P.A.C.O in vigore nel proprio luogo di lavoro, in evidenza, a disposizione dei propri clienti e/o corsisti.

ART.  2 – FINALITÀ E DESTINATARI DEL CODICE ETICO E DEONTOLOGICO

1. La finalità del presente Codice Etico e Deontologico è volta a  disciplinare l’attività dei soggetti ai migliori standard di condotta, nonché a stimolarne la crescita professionale e la promozione, in un mercato libero e competitivo, in linea con i principi della responsabilità professionale e sociale, secondo i criteri di onestà, correttezza e trasparenza.

2. Il presente Codice è adottato dai soci E.N.P.A.C.O. , di seguito soggetto, con qualsiasi inquadramento lavorativo riconosciuto dalle legislazioni vigenti.

 

ART. 3 – PRINCIPI GENERALI

1. Nello svolgimento della propria attività, il soggetto si attiene scrupolosamente alle norme civili, penali e amministrative, nonché a quelle del presente Codice, osservando i principi di lealtà, diligenza professionale, probità e correttezza nei confronti di tutti i soggetti, pubblici e privati, con i quali entra in relazione, siano essi riceventi associati, clienti, studenti, fornitori, concorrenti, terzi.

2. Il soggetto professionista si impegna con la massima attenzione all’osservanza delle regole del Codice, predisponendo adeguati strumenti d’informazione e prevenzione, intervenendo, se necessario, con azioni correttive. Il soggetto, inoltre, si impegna ad assicurare agli interessati un adeguato programma d’informazione continua sul presente Codice.

ART.  4 – COMPETENZA E PROFESSIONALITÀ

Il socio ordinario professionista è tenuto ad operare nel proprio ambito di competenza professionale, a monitorare la propria formazione attraverso un aggiornamento frequente e costante, curando il percorso di Educazione Continua Professionale (ECP) ed anche il ricorso alla supervisione e al percorso di crescita personale ove richiesto. Ogni socio ordinario professionista, riconosce i limiti della propria competenza ed usa, pertanto, solo strumenti e tecniche per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione.

Costituisce illecito deontologico fare uso di titoli riservati ad altre categorie professionali, effettuare dichiarazioni mendaci relativamente alla propria formazione professionale e fare dichiarazioni mendaci nei confronti di ogni altro tipo di professionista.

ART. 5 – RISPETTO DEI DIRITTI UMANI, DELLE RISORSE UMANE E DELL’AMBIENTE

1. Il soggetto riconosce il valore supremo della persona umana e si impegna al rispetto dei diritti umani prestando particolare attenzione, nell’esercizio dell’attività, alla tutela dei minori.

2. I dipendenti, i collaboratori e gli allievi sono riconosciuti come indispensabili per il successo dell’attività del soggetto, che ne garantisce l’integrità fisica e morale, assicurando condizioni di studio o lavoro rispettose della dignità individuale, nonché ambienti di formazione o lavoro sicuri e salubri.

3. Il soggetto si impegna a tener conto dell’impatto ambientale delle proprie iniziative attuando comportamenti da cui non derivino conseguenze negative per sé, per terzi e l’ambiente.

ART. 6 – AGGIORNAMENTO E DIVULGAZIONE DEL CODICE ETICO E DEONTOLOGICO

1. L’associazione E.N.P.A.C.O. è responsabile del Codice e ne provvede all’aggiornamento pubblicandolo all’interno del sito www.enpaco.org, nonché curandone la divulgazione presso i soci e le loro sedi professionali

TITOLO II – OBBLIGHI RELATIVI AI RAPPORTI CON I PRINCIPALI STAKEHOLDERS NELLO SVOLGIMENTO DELL’ ATTIVITÀ

ART. 7 – EQUITÀ DELLE CLAUSOLE CONTRATTUALI

1. Il socio ordinario professionista si impegna ad utilizzare condizioni generali di contratto, moduli (es. Consenso Informato e Modulo per la protezione dei dati sensibili) e formulari che assicurino chiarezza, equità e trasparenza.

2. Il socio ordinario professionista si impegna a non abusare della propria competenza, in particolare evitando di ingenerare un significativo squilibrio di diritti ed obblighi in proprio favore e in pregiudizio di altri.

ART. 8 – PRINCIPI ETICI ED ESECUZIONE DEI CONTRATTI

1.     Tutti i soci ordinari Professionisti fondano la propria professione sui principi etici dell’accoglienza e del rispetto, dell’autenticità e della congruenza, della gentilezza e dell’ascolto, della dignità e responsabilità, della competenza e della saggezza. Ogni professionista è libero di non collaborare verso obiettivi che contrastino con le proprie convinzioni etiche e con i propri valori, impegnandosi tuttavia a salvaguardare le esigenze del cliente e indirizzandolo verso chi possa aiutarlo.

2.     Costituisce illecito deontologico qualunque comportamento che comprometta l’immagine della categoria professionale, costituisca abuso della propria posizione professionale e/o violazione al Codice penale.

3.     Il soggetto Professionista, nell’esecuzione di qualsiasi contratto con fornitori e associati, si attiene al principio della buona fede in senso oggettivo.

ART. 9 – CONCILIAZIONE E ARBITRATO

Tutti i soci dell’E.N.P.A.C.O., in linea con l’etica professionale richiesta, adottano preferibilmente strumenti di composizione non giudiziale delle controversie, sia conciliative che arbitrali, sia con i colleghi soci E.N.P.A.C.O., sia con i propri clienti, come previsto dallo Statuto associativo art.30.

SEZIONE I – RAPPORTI CON GLI ASSOCIATI E CLIENTI

I soci ordinari professionisti E.N.P.A.C.O. contraddistinguono la propria attività in ogni documento e rapporto scritto con i clienti o potenziali clienti, e in ogni forma pubblicitaria, sia essa scritta o inserita nel sito web o sui canali social,  con la seguente frase: “professione disciplinata ai sensi della legge 4/ 2013”.

ART. 10 – RAPPORTI CON IL CLIENTE –

I soci ordinari professionisti E.N.P.A.C.O , durante il primo colloquio di accoglienza, comunicano al cliente in maniera chiara e dettagliata la natura e metodologia della prestazione professionale richiesta/proposta.

La prestazione professionale ed il rapporto professionale devono essere definiti con chiarezza in forma verbale ed in forma scritta attraverso il documento denominato Consenso Informato, di seguito definito anche Contratto.

Il Contratto pattuito con il cliente concerne anche il compenso economico dovuto per la singola prestazione professionale richiesta ed eventualmente il n. di sedute previste. È eticamente e deontologicamente scorretto prolungare la prestazione professionale qualora si dimostri inefficace.

ART. 11 – PRESA IN CARICO DEL CLIENTE

Il socio ordinario professionista ha il compito di accogliere il bisogno manifestato dal cliente e l’obbligo, se valuta la situazione non di sua competenza, di indirizzare il cliente verso gli specifici specialisti.

Il professionista, in ogni caso, ha la discrezionalità di prendere in carico il cliente ed ha l’obbligo, nel caso di non accettazione, di fornirgli il recapito di colleghi professionisti. Costituisce illecito deontologico il rifiuto o l’interruzione del rapporto che non siano accompagnati dalle necessarie cautele per evitare disagi al cliente.

ART 12 – CORRETTEZZA PROFESSIONALE E SEGRETO PROFESSIONALE

È eticamente corretto mantenere con i clienti rapporti di natura professionale.

Per i soci professionisti che svolgono attività nell’ambito della relazione d’aiuto è eticamente e deontologicamente scorretto erogare prestazioni professionali a persone con le quali si abbia un rapporto di parentela o relazioni affettive, anche nel caso in cui non si richieda un compenso.

Tutti i soci ordinari professionisti sono tenuti al segreto professionale, salvo per i casi previsti dalla legge in vigore.

I professionisti che, nell’esercizio della propria professione, vengano a conoscenza di qualsiasi forma di sfruttamento e/o violenza su un minore, possono decidere di intervenire per contrastarla segnalando la situazione a chi ne esercita la potestà o a chi di competenza.

Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono subordinate al consenso scritto di chi esercita sulle medesime la potestà genitoriale o la tutela.

I professionisti che, in assenza del consenso informato, giudichino necessario l’intervento professionale verso persone minorenni o interdette, nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengono su ordine dell’autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.

ART. 13 – ESERCIZIO DELLA PROPRIA ATTIVITÀ PROFESSIONALE E ACCOGLIENZA

Tutti i soci ordinari professionisti fondano la propria professione sui principi etici dell’accoglienza e del rispetto, dell’autenticità e della congruenza, della gentilezza e dell’ascolto, della dignità e responsabilità, della competenza e della saggezza. I soci ordinari professionisti accolgono il cliente in ambiente dignitoso e pulito ed egli stesso si presenta con abiti e con un aspetto personale adeguato al dovuto rispetto per il suo interlocutore. A questi egli si rivolge sempre con cortesia, correttezza ed onestà.

È fatto obbligo al socio ordinario professionista di fornire al cliente un’immagine di sé stesso e della sua professione chiara e precisa, fornendo solo quelle prestazioni per le quali è qualificato. Pertanto, egli non invade campi dei quali non possiede la preparazione e soprattutto i requisiti ufficiali; e là dove egli onestamente riconosca la non adeguatezza della sua opera rispetto al problema specifico dell’associato, è tenuto ad informarne questi in un modo chiaro ed esplicito.

Nel promuovere la sua opera, il socio ordinario professionista dovrà rispettare le norme di cui al presente articolo ed in generale le norme del presente Codice. In particolare è fatto divieto di dare informazioni e di effettuare qualsiasi tipo di pubblicità ingannevole che dia un’immagine non corretta del professionista e dell’E.N.P.A.C.O.,  o che faccia riferimento a competenze improprie.

Inoltre, i soci ordinari professionisti son tenuti a:

      utilizzare solo ed esclusivamente le terminologie consentite alla propria figura professionale di appartenenza, evitando qualsiasi confusione e messaggi ingannevoli nella comunicazione con il cliente e nella pubblicità della loro attività professionale.

–  al rispetto dello stato fisico ed emotivo del cliente e a non approfittare in alcun modo del rapporto professionale.

– non discriminare i propri riceventi o colleghi in base al sesso, religione, razza o appartenenza politica.

– pur instaurando il necessario rapporto di fiducia e sostegno con il cliente, intrattenere con lui un rapporto professionale, e ne costituisce conferma l’obbligatorietà dell’onorario.

–  a non divulgare in pubblico notizie e fatti riservati riguardanti il cliente o il collega socio, di cui sia venuto eventualmente a conoscenza nell’ambito della sua attività professionale e non, nel più scrupoloso rispetto delle normative sulla privacy e delle altre normative correnti.

        tendere all’accrescimento delle competenze professionali attraverso una costante valutazione del proprio operato e la frequenza di corsi di aggiornamento nell’ambito della Educazione Continua Professionale (ECP)

Le violazioni del presente Codice e delle sue regole da parte dei Soci E.N.P.A.C.O. possono essere denunciate da terzi alla Presidenza Nazionale E.N.P.A.C.O. , al Collegio dei Probiviri dell’ E.N.P.A.C.O. e/o allo sportello per il cittadino consumatore. Il Consiglio Direttivo si riserva, in ogni caso, l’interpellanza dello Sportello del Cittadino Consumatore di riferimento.

ART. 14 – PUBBLICITÀ DEL CODICE DI CONDOTTA

 Il soggetto Professionista informa i propri clienti e gli associati circa l’esistenza e gli effetti del presente Codice.

ART. 15 – RISPETTO DELLE REGOLE DI RISERVATEZZA E CORRETTO TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

1. Il soggetto professionista opera nel rispetto scrupoloso delle leggi poste a tutela della privacy delle persone, con particolare riferimento al trattamento dei dati personali.

2. Il soggetto professionista assume tutte le misure necessarie alla protezione dei dati e delle informazioni in suo possesso, sia rispetto a eventi accidentali, sia rispetto ad elaborazioni abusive, anche di propri collaboratori. Le misure di protezione devono essere adeguate al tipo di elaborazione, al tipo di rischio potenziale, allo stato delle conoscenze informatiche; il cliente viene edotto in merito attraverso il Modulo del trattamento dei dati personali, che egli deve leggere, comprendere e sottoscrivere, ai fini della erogazione della prestazione professionale richiesta.

3. Il soggetto facilita quanto più possibile l’accesso ai dati e alle informazioni in proprio possesso da parte dei soggetti cui i dati e le informazioni sono direttamente riferiti, secondo i termini delle leggi vigenti sul trattamento dei dati personali.

SEZIONE II – RAPPORTI CON I CONCORRENTI E COLLEGHI

ART. 16 – DIVIETO DI PRATICHE DI CONCORRENZA SLEALE

Tutti i soci di E.N.P.A.C.O. si astengono tassativamente dal compiere atti di concorrenza sleale come definiti dalla normativa italiana ed europea e, in ogni caso, da comportamenti che possano essere qualificati come contrari ai principi della concorrenza e del libero mercato. Si astiene dal formulare giudizi sulla professionalità dei concorrenti, ancorché richiesti dal cliente, anche potenziale.

ART. 17- RAPPORTI CON I COLLEGHI SOCI E.N.P.A.C.O.

1. I rapporti con i colleghi soci  E.N.P.A.C.O. sono improntati alla massima correttezza, solidarietà professionale e buona fede. Costituisce grave infrazione deontologica la denigrazione dei colleghi.

2. I soci ordinari professionisti accettano un cliente già assistito da un collega solo se l’associato collega in questione ha definito a tutti gli effetti il rapporto con il cliente stesso.

3. Il socio ordinario professionista che supplisce un collega deve cessare la supplenza alla rinnovata disponibilità di questi, al quale è tenuto a fornire tutte le informazioni relative alle sedute/lezioni effettuate in sua vece. È vietato ad ogni socio mettere in atto qualsiasi forma di concorrenza sleale in violazione dei principi di correttezza e solidarietà professionale con gli altri professionisti soci.

4. Nel caso in cui un socio, di qualsiasi tipologia (ordinario, onorario, sostenitore…) ritenga che un Collega si sia comportato scorrettamente nei suoi riguardi violando le norme del seguente Codice, può consultarsi con la Commissione Nazionale di Etica e Qualità Olistica e/o interpellare l’uff. di Presidenza Nazionale e il Collegio dei Probiviri della E.N.P.A.C.O. per l’esame del caso.

5.  Tutti i soci si impegnano a fare opera di proselitismo attraverso una corretta informazione sulle attività di E.N.P.A.C.O.

ART. 18 – PUBBLICITÀ

1.     Tutti i soci di E.N.P.A.C.O., nelle comunicazioni pubblicitarie, osservano i principi di veridicità e correttezza e si astengono da ogni tipo di pubblicità ingannevole; essi  tengono conto delle responsabilità legali e delle implicazioni finanziarie conseguenti alla prestazione di una pubblicità del servizio infondata.

2.   Le comunicazioni al pubblico da parte dei soci mirano, attraverso mezzi adeguati e facilmente accessibili,   principalmente a:

    a. informare sui servizi offerti;

    b. evidenziare gli aspetti qualitativi e di eccellenza del socio professionista;

    c. determinare il rapporto tra i servizi offerti e le reali esigenze del cliente.

3.    Ai sensi della l. n. 4/2013, il socio ordinario professionista, in ogni forma pubblicitaria, sia essa scritta o inserita nel sito web o sui canali social, ha l’obbligo di contraddistinguere la sua attività professionale con la seguente frase: “professione disciplinata ai sensi della legge n. 4 del 2013”.

TITOLO III – DISPOSIZIONI FINALI

ART. 19 – SEGNALAZIONI

1. Il consumatore/utente/cliente che ritiene che il soggetto professionista abbia violato una o più disposizioni del presente Codice, può darne notizia, in forma non anonima, all’E.N.P.A.C.O. tramite lo Sportello di riferimento per il Cittadino, oppure inviando una e-mail alla Presidenza Nazionale  E.N.P.A.C.O. o al Collegio dei Probiviri,  ai fini della valutazione di un eventuale procedimento disciplinare.

2. E.N.P.A.C.O., potrà valutare ed aggiornare i livelli di effettiva applicazione del Codice, adottando misure informative, eventualmente tramite sondaggi a campione effettuati con i soci attivi ed in relazione agli standard correnti nel medesimo settore professionale.

ART. 20 – VIGILANZA SUL RISPETTO DEL CODICE

1.     Il Consiglio Direttivo insieme alla Commissione Nazionale di Etica e Qualità Olistica si impegna alla divulgazione del presente codice presso i soci, le loro sedi professionali e sul sito di E.N.P.A.C.O., in base all’art. 6 del medesimo Codice;

2.     Come da Regolamento Interno Art. 25 lettera b) , il Consiglio Direttivo, a seguito del giudizio insindacabile del Collegio dei Probiviri che delibera sulla violazione e/o inosservanza, decide le sanzioni da adottare definite nel presente codice, graduate in base alla stessa violazione e/o inosservanza e le comunica al socio interessato.

ART. 21 – SANZIONI

Le pene disciplinari sono:

a.     l’avvertimento

b.     la censura, ovvero una dichiarazione formale della mancanza commessa da parte del socio

c.      la sospensione per un periodo non inferiore a un mese e non superiore all’anno, salvo quanto previsto appresso art. 22.

Tali provvedimenti disciplinari, a seguito del giudizio insindacabile del Collegio dei Probiviri che delibera sulla violazione e/o inosservanza del presente Codice, vengono adottati dal Consiglio Direttivo e comunicati all’interessato tramite PEC della Presidenza dell’Associazione E.N.P.A.C.O. Nel caso in cui il socio non fosse titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, la comunicazione avviene tramite raccomandata A/R.

ART. 22 – ESPULSIONE

Comportano di diritto la espulsione:

a) la dichiarazione di interdizione perpetua dai pubblici uffici

b) la condanna per un reato connesso con l’esercizio ovvero commesso in occasione dell’esercizio della professione;

c) la condanna, anche al di fuori dei casi previsti al sub b), ad una pena detentiva superiore ai due anni per reato non colposo;

d) il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario;

e) l’assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro;

f) l’assegnazione ad una casa di cura o di custodia ex art. 219 c.p;

g) comportamenti gravemente contrari agli interessi dell’Associazione

h) comportamenti deontologicamente gravemente scorretti.

Alle sentenze di condanna sono equiparate le sentenze conseguenti alla richiesta di patteggiamento della pena.

Il provvedimento di espulsione, a seguito del giudizio insindacabile del Collegio dei Probiviri, è adottato dal Consiglio Direttivo, il quale lo comunica all’interessato tramite PEC della Presidenza. Nel caso in cui il socio non fosse titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, la comunicazione avviene tramite raccomandata A/R.

Come da art. 11 dello Statuto di E.N.P.A.C.O., il Socio soggetto alla espulsione potrà contestare tale provvedimento entro 10 (dieci) giorni dalla data di ricevimento della comunicazione di espulsione inviando istanza motivata a mezzo raccomandata AR o tramite PEC indirizzata al Presidente dell’Associazione.

Il Socio espulso potrà essere riammesso non prima di 3 anni dalla sua espulsione, previo parere favorevole del Collegio dei Probiviri, con le modalità previste in Art. 7 dello Statuto di E.N.P.A.C.O.

L’espulsione del socio non dà diritto alla ripetizione della quota pagata.

ART. 23 – SOSPENSIONE

Comportano di diritto la sospensione:

1 – i casi di sospensione o divieto di esercizio di attività professionale disposti dalla legge;

2 – la interdizione temporanea dai pubblici uffici;

3 – il provvedimento di rinvio a giudizio o atto equivalente per un reato connesso con l’esercizio della professione, ovvero commesso in occasione dell’esercizio della professione;

In tali ipotesi la durata della sospensione sarà pari a quella della sanzione per i casi sub a) e b);  per l’ipotesi sub c) sarà fino ad un anno, salvo proroga a discrezione del Consiglio Direttivo e salvo l’immediata revoca in ipotesi di proscioglimento.

Possono comportare la sospensione:

a. la condanna ad una pena inferiore ai due anni se per reati dolosi o superiore ai due anni se per reati colposi, ovvero ad una pena alternativa;

b. la sottoposizione a misura cautelare o misura di sicurezza personale; l’ordinanza di convalida del fermo o dell’arresto;

c. il rinvio a giudizio o atto equivalente per reati diversi da quelli previsti nel paragrafo precedente;

d. comportamenti contrari agli interessi dell’Associazione;

e. comportamenti deontologicamente scorretti;

f. l’inadempimento agli aggiornamenti professionali richiesti dall’E.N.P.A.C.O.

 Alle sentenze di condanna sono equiparate le sentenze conseguenti alla richiesta di patteggiamento della pena.

Il presente codice stabilisce che il provvedimento di sospensione, a seguito del giudizio insindacabile del Collegio dei Probiviri, è adottato dal Consiglio Direttivo, il quale lo comunica all’interessato tramite PEC della Presidenza. Nel caso in cui il socio non fosse titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, la comunicazione avviene tramite raccomandata A/R.

Come da art. 11 dello Statuto di E.N.P.A.C.O., il Socio soggetto alla sospensione potrà contestare tale provvedimento entro 10 (dieci) giorni dalla data di ricevimento della comunicazione di sospensione inviando istanza motivata a mezzo raccomandata AR o tramite PEC indirizzata al Presidente dell’ Associazione.

Qualora in costanza di provvedimento di sospensione vengano caducate le ipotesi in cui ai precedenti punti b, c, d, f, il Collegio dei Probiviri aggiorna con delibera il Consiglio Direttivo; il Consiglio Direttivo provvede immediatamente alla revoca della sospensione del socio, informando lo stesso tramite PEC della Presidenza. Nel caso in cui il socio non fosse titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, la comunicazione avviene tramite raccomandata A/R.

ART. 24 – AVVERTIMENTO E CENSURA

Possono comportare un avvertimento o una censura comportamenti contrari agli interessi dell’Associazione e comportamenti deontologicamente scorretti le cui rilevanza a giudizio del Consiglio Direttivo Nazionale, sia di entità tale da non importare le sanzioni della sospensione o della espulsione.

ART. 25 – PROCEDIMENTO

1.     Il procedimento disciplinare finalizzato alla determinazione della violazione e/o inosservanza è di competenza del Collegio dei Probiviri, che agisce per sua iniziativa o su segnalazione, e provvede a trasmetterne la relativa delibera al Consiglio Direttivo.

2.     Come da Regolamento Interno Art. 25  lettera b), il Consiglio Direttivo, sulla base di quanto deliberato dal Collegio dei Probiviri:

a.      decide sulla sanzione da adottare fra quelle indicate nel presente Codice, graduate in base alla violazione e/o inosservanza commessa

b.      provvede al pronunciamento della sanzione dandone notifica all’interessato tramite PEC del Presidente o raccomandata A/R.

3.     Il Consiglio Direttivo non può infliggere alcuna sanzione disciplinare, anche in ipotesi di sanzione di diritto, senza che l’interessato sia stato preavvertito, con l’assegnazione di un termine non inferiore a 10 giorni, per esporre le proprie ragioni e formulare le proprie difese, anche tramite il proprio legale di fiducia specificamente nominato per atto scritto.

4.   Il Consiglio Direttivo ed il Collegio dei Probiviri hanno facoltà di sentire testimoni preavvisandone l’interessato che ha diritto di partecipare alla loro audizione.

5.   Il Collegio dei Probiviri mantiene la sua autonomia e indipendente funzione di vigilanza sul rispetto del codice deontologico; tale funzione si estende alla vigilanza sulla effettiva applicazione della sanzione da parte del Consiglio Direttivo

 

ART. 26 – RICUSAZIONE – ASTENSIONE

I componenti del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Probiviri possono essere ricusati per motivi di cui all’art. 52 c.p. ed astenersi per i medesimi motivi.

ART. 27 – REISCRIZIONE

Il professionista espulso dall’associazione, può esservi reiscritto trascorsi da tale provvedimento:

a) 3 anni in ipotesi di espulsione non operante di diritto;

b) 4 anni in ipotesi di espulsione operante di diritto e, in ipotesi di condanna penale, sia intervenuta la riabilitazione;

c) il termine di 5 anni è elevato a 6 in ipotesi di condanna per reato connesso con l’esercizio della professione ovvero commesso in occasione dell’esercizio della professione;

 

ART. 28 –  PRESCRIZIONE

L’azione disciplinare è imprescindibile per i fatti che comportano l’espulsione, mentre negli altri casi è soggetta ai seguenti termini di prescrizione:

a) 4 mesi per i fatti che comportano l’avvertimento

b) 8 mesi per i fatti che comportano la censura

c) due anni per i fatti che comportano la sospensione.

I termini decorrono dal momento in cui i fatti suscettibili di azione disciplinare sono portati a conoscenza del Consiglio Direttivo.